NATO e Unione europea sono pronte a lavorare a stretto contatto per rafforzare la loro relazione e per incrementare la produzione industriale della difesa in Europa. E’ quanto emerge dall’incontro tra la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il segretario generale della NATO, Mark Rutte, a Bruxelles. Il colloquio giunge in un momento particolarmente delicato per l’Alleanza atlantica dopo la serie di attacchi lanciati dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, all’UE e ai suoi Paesi membri.

“Abbiamo discusso del prossimo vertice NATO e di come possiamo incrementare la produzione industriale della difesa in Europa”, ha dichiarato von der Leyen in un post sulla piattaforma social X dopo l’incontro con Rutte a Bruxelles.

“Dobbiamo investire di più, produrre di più e fare entrambe le cose più velocemente. Con l’aumento delle minacce alla sicurezza globale, abbiamo concordato di lavorare a stretto contatto nelle prossime settimane per rafforzare la relazione UE-NATO e preparare un vertice di successo ad Ankara”, ha aggiunto von der Leyen che ieri ha incontrato il generale Alexus Gregory Grynkewich, Comandante Supremo delle Forze Alleate in Europa.

Sempre sui social media, il segretario generale della NATO noto per la sua vicinanza a Donald Trump, ha rilanciato la cooperazione tra NATO e UE sia nell’ambito della produzione industriale che nel perseguimento del sostegno vitale a Ucraina e infrastrutture critiche, affermando che “un’Europa più forte significa una NATO più forte”.

Dal suo ritorno alla Casa Bianca, Donald Trump, ha continuamente alzato i toni nei confronti dell’UE e dei Paesi europei, minacciando di sottrarre la Groenlandia alla Danimarca, Paese membro della NATO e affermando più volte di abbandonare l’Alleanza, accusando gli alleati di vigliaccheria per non aver sostenuto la guerra scatenata insieme a Israele contro l’Iran.

Questa situazione non ha fatto che rafforzare i tentativi di Bruxelles di sviluppare una propria industria degli armamenti per ridurre la dipendenza dei Paesi UE dagli Stati Uniti, alimentando però al contempo frizioni con l’Alleanza atlantica che non vedrebbe di buon occhio l’attivismo della Commissione.

A partire dal White Paper for European Defense presentato a marzo 2025 la Commissione ha lanciato in un anno una serie di iniziative volte anzitutto ad aumentare la produzione di armamenti, ma anche a ridurre la dipendenza da Washington.

Intervenendo mercoledì davanti alla commissione Difesa del Parlamento europeo (SEDE), il commissario UE alla Difesa, Andrius Kubilius ha invitato le istituzioni UE ad “alzare il ritmo” per poter consentire all’industria della difesa di accelerare la propria produzione, nella convinzione che l’UE non possa permettersi ritardi mentre la Russia continua a produrre più armamenti dell’Europa. Kubilius ha ribadito che “la difesa è la nostra priorità numero uno, sia per la Commissione che per il Parlamento, per gli Stati membri e per i nostri cittadini”, aggiungendo che questa priorità deve tradursi in “misure e interventi molto concreti che dobbiamo attuare”.

L’attivismo UE avrebbe fatto storcere il naso a livello NATO, secondo quanto riferisce il Financial Times. Tra i piani contestati vi sarebbe la costruzione del sistema europeo di difesa aerea e missilistica, la cosiddetta “barriera anti-droni” per i Paesi confinanti con la Russia e il rafforzamento dello stato maggiore militare dell’UE. Un diplomatico della NATO citato dal quotidiano britannico ha suggerito che la Commissione dovrebbe attenersi ai settori in cui ha già competenza: “Firmare buoni accordi commerciali e non intromettersi nella sicurezza transatlantica”.

Il piano d’emergenza per rafforzare il pilastro europeo della NATO

Intanto, secondo quanto riporta un’analisi del Wall Street Journal, in Europa starebbe prendendo quota un piano di emergenza per rafforzare il pilastro europeo della NATO nel caso in cui Donald Trump riduca drasticamente l’impegno americano o arrivi a sfilarsi dall’Alleanza. Il punto non è costruire una struttura alternativa, ma rendere gli europei più presenti nelle funzioni di comando, nella logistica e nelle capacità operative oggi fortemente dipendenti dagli Stati Uniti.

L’analisi sostiene che la vera svolta politica sia arrivata da Berlino. Per anni la Germania aveva resistito alle spinte francesi verso una maggiore autonomia strategica europea, ma sotto Friedrich Merz questa linea starebbe cambiando per i dubbi sempre più forti sull’affidabilità americana. In questo quadro si inserisce la dichiarazione del ministro della Difesa Boris Pistorius, secondo cui “la NATO deve diventare più europea per restare transatlantica”.

Il presidente finlandese Alexander Stubb, indicato tra i leader coinvolti nelle discussioni, ha affermato che “è in corso uno spostamento del peso dagli Stati Uniti verso l’Europa, e continuerà”, aggiungendo che la priorità è gestire questa transizione “in modo molto ordinato e controllabile”, invece di subire un ritiro rapido e disorganizzato da parte americana.

Subito dopo le nuove minacce di Trump di lasciare la NATO, Stubb avrebbe anche parlato direttamente con il presidente statunitense per illustrargli il rafforzamento della componente europea.  Sul piano pratico, il Wall Street Journal scrive che i nodi principali riguardano chi guiderebbe le difese aeree e antimissile dell’Alleanza, i corridoi di rinforzo verso Polonia e Baltici, le reti logistiche e le grandi esercitazioni regionali se gli ufficiali americani si facessero da parte. Tra gli elementi discussi ci sarebbero anche la reintroduzione della leva in alcuni Paesi e l’accelerazione della produzione europea di capacità chiave nei settori dove il divario con Washington resta marcato, dalla guerra antisommergibile alle capacità spaziali e di ricognizione, fino al rifornimento in volo e alla mobilità aerea.

L’analisi insiste però anche sui limiti strutturali di questa prospettiva. La NATO resta costruita intorno alla leadership americana, soprattutto nell’intelligence, nei sistemi satellitari, nell’allerta missilistica e nella deterrenza nucleare. Nessun Paese europeo può oggi sostituire davvero l’ombrello strategico statunitense. Per questo il giornale segnala come particolarmente sensibile il dibattito sull’eventuale estensione della deterrenza francese ad altri Paesi europei, Germania inclusa, un’ipotesi che avrebbe acquistato centralità dopo le minacce di Trump sulla Groenlandia.

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